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Per essere ancora più chiari. Benvenuti in Sinistra Democratica, quella senza "trattini" di sorta, quella nata anni or sono potendo contare su niente altro che l’umiltà dell’impegno, il coraggio delle scelte, la dignità della lotta. L’intento era, e rimane, quello di rappresentare una prospettiva inedita di rilancio della funzione storica della sinistra, per dare un riferimento saldo e concreto a molti milioni di cittadini ormai privi della ben che minima rappresentanza politica. C'era parso, con somma soddisfazione, che una simile prospettiva fosse contenuta anche nella operazione nata il cinque maggio del duemilasette a Roma, ma ben presto siamo stati costretti a ricrederci poiché, sia per ragioni di metodo sia per ragioni di contenuto, le iniziative assunte dal ceto politico di s.d.p.s.e. si sono dimostrate non solo largamente inaccettabili, ma anche rovinose per l'idea stessa di sinistra democratica e per l'obiettivo, tanto esclamato, di dare vita ad un forte e nuovo soggetto politico capace davvero di rappresentare una prospettiva ampia, maggioritaria, all’altezza delle sfide poste dai tempi nuovi. Niente di tutto questo si sta concretizzando, anzi la strada imboccata da quanti in realtà non hanno mai creduto nella possibilità di far decollare l’idea di sinistra democratica come progetto forte ed autonomo, porterà, a prescindere dall’esito elettorale, alla stabilizzazione di uno schema politico nel quale gli interessi delle larghe masse popolari saranno marginalizzati; nel quale il voto di larghissime fette d’elettorato sarà solo funzionale al mantenimento di un assetto di potere gestito da potenti minoranze organizzate ai danni della stragrande maggioranza dei cittadini. E’ davvero triste vedere le classi dirigenti delle attuali sigle parlamentari della sinistra sospinte in un angolo, prive del ben che minimo coraggio ed orgoglio politico, incapaci di fare appello diretto al bisogno di risanamento economico morale ed intellettuale che scorre orizzontalmente nell’animo profondo dei cittadini italiani. La grigia e preoccupata amministrazione di se stessi, porta i vertici di queste a forze ad affrontare dentro laceranti contraddizioni le prepotenze politiche e i disegni di stabilizzazione conservatrice condotti da forze neocentriste, speculari e tra loro interscambiabili, quali sono il partito democratico e il partito del popolo della libertà. Che senso ha, infatti, dichiarare con malcelato imbarazzo la legittimità dei comportamenti del PD, o stupirsi di essi, assecondando però nei fatti, senza colpo ferire lo schema politico, l’agenda politica, i ritmi, i tempi, i linguaggi, che queste forze stanno imponendo. In tutta Europa la sinistra è forza di governo salvo in italia, dove le lancette dell’orologio tornano al tempo in cui la sinistra al massimo era buona per alleanze subalterne nei governi locali, ma le era impedito prima ancora che la possibilità politica, la legittimità morale del governo del paese. Parliamoci chiaro se la sinistra arcobaleno non fosse stata fatta, se la sarebbero inventata, quanto meno nell’immaginario simbolico degli elettori, come strumento retorico, come mezzo per impedire che i temi veri che oggi assillano gli italiani e le forze vive della società, irrompessero sulla scena politica, contassero qualcosa nello scontro politico in atto. Invece l’Italia sarà l’apripista di quella operazione di modificazione genetica dello schema politico occidentale tesa allo svuotamento totale del principio democratico entro i recinti di un falso scontro, tra falsi opposti, in un falso bipolarismo, dove lo svolgersi non solo dell’economia, della finanza e delle istituzioni, ma persino della vita individuale di ogni singola persona, è scandito sotto il controllo centralistico e centralizzato di ristrette elite ordinanti le quali, dopo averli creati, trasformano i partiti capofila dello schema politico in vere e proprio macchine trasversali di comando sulla società. Chi se non la sinistra poteva, doveva e ancora può (ma il tempo sta per scadere) mettere in campo una iniziativa di grande respiro tesa ad impedire un simile disegno, cercando di indirizzare con ogni mezzo lecito l’evoluzione dello schema politico europeo in tutt’altra direzione che non quella dell’americanizzazione? Chi se non un progetto inedito come l’idea di Sinistra Democratica, poteva e doveva, impedire che l’Italia divenisse il primo paese europeo a sostanziale marginalizzazione di quello che potremmo chiamare il “basso della società”: la povera gente , il territorio, le comunità locali. Purtroppo non lo si è fatto, non lo si sta facendo e si sta andando, con un sorriso di circostanza, diritti verso il burrone, in barba alle tante promesse sulla necessità di non illudere di nuovo il popolo della sinistra. In realtà cocenti disillusioni attendono, purtroppo, di nuovo, gli elettori della sinistra, non tanto sul punto in più o in meno dell'esito elettorale, ma soprattutto sulla prospettiva politica. D’altra parte emerge con una certa evidenza che la massima aspirazione, al di là delle dichiarazioni obbligate, si ridurrà ad essere quella di preferire l’opposizione al partito democratico piuttosto che al popolo della libertà. Questo marginalismo, già grave in se per la banalità delle ambizioni, cosa che in politica, volenti o nolenti, è importante tanto quanto i programmi, è ancor più preoccupante perché dimostra che non si è compresa la portata sovvertitrice delle dinamiche di potere messe in atto attraverso le operazioni pd e pdl; operazioni che solo oggi si manifestano ma che da tempo andavano covando nel ventre delle strutture ordinanti. Non si è compreso in pratica che queste due nuove formazioni politiche pur presentandosi come “aziende in competizione”, in realtà costituiscono due rami di un unico “gruppo aziendale di comando": il gruppo pd-pdl. Va da se che impostare una politica sull’assunto che comunque l’uno sia preferibile all’altro non solo è una sciocchezza politica, ma consente ai due rami d’azienda, per continuare con la metafora aziendale, di occupare tutto il mercato, e questa è la vera questione politica che invece non deve essere consentita. In altre parole la portata delle modificazioni del quadro politico indotte dal gruppo di comando pd-pdl è tale da richiedere una risposta totalmente nuova da parte della sinistra, e invece i gruppi dirigenti attuali della sinistra ri-propongono schemi di lettura della realtà e proposte d’azione politica irrimediabilmente obsoleti. Parliamoci chiaro, non solo la sinistra l’arcobaleno, che ne è il prodotto al più basso livello, ma l’assunto in se della sinistra unita, in assenza di una lettura convincente delle dinamiche attuali del potere e in assenza di un conseguente disegno politico programmatico forte, è un feticcio, come lo è stato l’unità del centro sinistra basato su un programma di governo che conteneva tutto e il contrario di tutto. La somma di debolezze e soprattutto la somma di confusioni, (e anche di confusionari) non ha mai costituito e mai potrà costituire una forza. Bisognava e bisogna mettere in discussione non solo i soggetti ma anche le regole dello schema politico che vogliono imporre all’Italia; contrastare la classica logica politica da “taglio delle ali”, innanzitutto attraverso il rifiuto culturale, concettuale e politico all’essere considerati e al sentirsi “ala”. La sinistra svolge la sua funzione storica soltanto nel momento in cui riesce a dare voce e peso politico al corpo vivo della società, perché è il corpo vivo della società che in realtà non può essere rappresentato da partiti come il pd e il pdl; eppure ciò avviene. Non possiamo allora non indagare in profondità sulle ragioni che portano in milioni tra operai, piccoli artigiani e commercianti, casalinghe, giovani e partite iva, e anche i tanto invocati precari, o sfruttati di ogni sorta, a spalmare il proprio voto su partiti come il pd-pdl o altre formazioni neocentriste nel momento in cui è chiaro che queste forze rispondono al disegno dei grandi interessi economici e finanziari delle strutture di comando. Perché non si mette in discussione il fatto che siamo di fronte ad uno schema politico che tiene artificialmente divisi tutti questi soggetti, compreso la sempre funzionale divisione tra lavoro dipendente e autonomo, i quali nella stragrande maggioranza dei casi sono in realtà accomunati dagli stessi interessi, dagli stessi bisogni e dalle stesse aspirazioni non solo economiche ma anche morali. Che senso ha che milioni di cittadini i quali si trovano uniti in tutta italia nelle battaglie di difesa del territorio e delle sue risorse in cui vivono, per la salute dei loro figli per la salvaguardia dell'ambiente, contro l’assalto del grande profitto organizzato, frantumino poi il loro consenso, di nuovo, su formazioni politiche che sono diretta espressione di coloro che ogni giorno si trovano a dover combattere. Se la sinistra non ha la volontà e la capacità di mettere in campo una imponente operazione culturale che ribalta strutturalmente le logiche di questo schema politico, in modo da divenire credibile struttura di riferimento per milioni di cittadini, i quali in realtà sarebbero ben felici di trovare qualcuno che li rappresenti realmente, il suo spazio sarà uno spazio marginale. In questo spazio marginale, l'unica possibilità che le sarà data è quella del radicalismo verbale ed inconcludente su questo o quel tema di una agenda politica imposta da altri, commettendo cosi il fatale errore non solo della subalternità ma soprattutto di lasciarsi rinchiudere nell’angolo della spirale elitaria e minoritaria. Oggi la sinistra italiana, ben lungi dall’aver messo in campo una iniziativa di modificazione strutturale dello schema politico si trova in verità all’imbocco della spirale. Tutto ciò che si può fare per non farla precipitare va fatto. Tuttavia è evidente che alla lunga il suicidio è difficile da impedire, cosi come del vivere da zombi difficilmente potrà nutrirsi una qualche buona causa. Ecco allora che si porrà una questione mai approfondita prima, almeno in italia: la questione è che se la sinistra organizzata non si dimostra più in grado di assolvere alla sua funzione storica, allora altre e inedite forme e politiche, altri e inediti strumenti, altre e inedite parole, altri e inediti simboli, altre e inedite organizzazioni, altre e inedite strutture, potranno e dovranno essere individuate e costruite da zero, mattone su mattone, per contribuire alla continuazione di quella lotta per una società di persone libere, eguali, indipendenti, che costituisce l'unica vera ragion d'essere di qualsiasi soggetto politico che si dichiari impegnato nella lotta per il cambiamento e l'emancipazione umana. 17/02/2008 |
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